{"id":143,"date":"2025-09-07T20:20:51","date_gmt":"2025-09-07T20:20:51","guid":{"rendered":"https:\/\/www.asis-sociologia.it\/?p=143"},"modified":"2025-09-07T20:25:26","modified_gmt":"2025-09-07T20:25:26","slug":"strassoldo-sociologia-pace-guerra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.asis-sociologia.it\/?p=143","title":{"rendered":"Raimondo Strassoldo: note su sociologia, pace e guerra"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Settembre 2025<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Alta Scuola Internazionale di Sociologia &#8211; ASIS 2025<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong><em>Indice<\/em><\/strong><em>: 1. Introduzione autobiografica; 2. Note filologiche e bibliografiche; 3. Note storiche; 4.guerra e pace: approcci della sociologia in senso stretto, delle scienze sociali e umanistiche, e della cultura generale; 5. L\u2019analisi sociologica della guerra e della pace; 6. Una tipologia delle guerre; 7. Conclusioni.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>1. Introduzione autobiografica<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non sono (pi\u00f9) uno specialista sul tema che mi \u00e8 stato assegnato in questa Alta Scuola. La mia produzione scientifica sull\u2019argomento&nbsp; ammonta, stimo, a non pi\u00f9 del 2% del totale (sarebbe facile calcolarlo con esattezza, ma non ho avuto il tempo in questa occasione). Gran parte di essa risale ai miei anni giovanili, con alcune riprese minori nei decenni seguenti. Qui rendere pi\u00f9 \u201ccaldo\u201d il discorso, inizio con qualche riferimento alle mie personali esperienze, che in vario modo hanno alimentato il mio interesse per questo argomento.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">a) Sono cresciuto, a pochi chilometri dell\u2019Isonzo e del Carso, dove si \u00e8 svolto il grosso della Grande Guerra tra l\u2019Italia e l\u2019impero austro-ungarico, lasciando segni vistosi sul terreno ( es. i&nbsp; cimiteri monumentali di guerra, come quelli di Aquileia, Redipuglia, Oslavia; e quelli austroungarici) e nelle memorie locali. Dopo la seconda Guerra Mondiale, il Friuli come avamposto dell\u2019area Nato, si \u00e8 riempita di caserme, installazioni e personale militari, compresa la base aerea americana di Aviano, dove sono custodite anche un po\u2019 di bombe atomiche. Qui si vedevano spesso colonne di mezzi militari in esercitazione, e la sera i paesi si riempivano di soldati in libera uscita.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">b) appartengo ad una famiglia di antiche tradizione militari; per lo pi\u00f9, al servizio dell\u2019Impero (Sacro Romano Impero) &nbsp;e di Venezia contro i Turchi. Mio padre \u00e8 stato ufficiale della Marina Militare italiana, e la sua ultima destinazione \u00e8 stata negli uffici militari della Presidenza della repubblica italiana. Grazie a lui, sono nato a Roma, e ho passato diversi anni formativi in ambiente militare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">c) a vent\u2019anni ho fatto il servizio militare da soldato semplice (\u201cdragone\u201d), nel Reggimento Genova Cavalleria. Soprattutto i mesi al Centro di Addestramento Reclute (CAR) a Palermo sono stati un\u2019esperienza molto interessante. Allora avevo gi\u00e0 fatto qualche lettura di sociologia, e credo mi abbia aiutato a capire qualcosa delle apparenti e vistose stranezze di quell\u2019ambiente.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">d) da studente universitario, ho avuto un momento di interesse per i movimenti pacifisti, non&nbsp; per quali contingenze, e ho avutoun contatto epistolario (Marzo 1965) con Bertrand Russell, famoso per molte altre ragioni, ma anche come titolare della sua Peace Foundation, a favore del disarmo, anche unilaterale. Conservo come tra i mei cimeli pi\u00f9 cari, incorniciata sopra il mio tavolo di lavoro, la lettera firmata da Russell di sua mano (un po\u2019 tremolante; allora BR aveva&nbsp; 93 anni). Ho avuto anche una breve corrispondenza epistolare con la Joyce Lussu, presidente &nbsp;della filiale italiana di quella Fondazione, ma per vari motivi ho dovuto lasciar perdere. La principale \u00e8 che non condividevo lo slogan \u201cbetter red than dead\u201d<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">e)<em>.<\/em> Nel 1968 sono stato avviato dal mio Maestro, Franco Demarchi, allo studio della \u201cpeace research\u201d, nel quadro del neonato l\u2019\u201dIstituto di sociologia internazionale di Gorizia\u201d (ISIG). Ho avuto contatti personali e stretti, per diversi anni, con Johan Galtung, da sempre considerato uno dei massimi autorit\u00e0 nel campo. Ho partecipato ad a diversi convegni della International&nbsp; Peace Research Association (IPRA). Nel 1973&nbsp; e 1974 sono stato ospite, nei seminari di Galtung su \u201cil futuro della pace\u201d, che si svolgevano a Dubrovnik\/Ragusa, in una prestigiosa sede concessa dall\u2019Universit\u00e0 di Zagabria. Quella sede fu distrutta dalle cannonate serbe nel 1992, nei primi giorni della guerra tra Serba e Croazia. In quei giorni fu scossa la mia fede sulle potenzialit\u00e0 della sociologia di prevenire le guerre e stabilire la pace. Invece che fare il sociologo e scrivere sulla pace avrei preferito essere un artigliere per affondare quelle maledette cannoniere che stavano martirizzato quella meravigliosa &nbsp;citt\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">f) ho risposto con zelo all\u2019invito di Franco Demarchi di studiare gli effetti della presenza militare sullo sviluppo socio-economico del Friuli, problema allora (anni 60) molto dibattuto nell\u2019ambiente politico regionale. Questo mi ha stimolato ad approfondire, a partire dall\u2019oggetto specifico e locale, cio\u00e8 le \u201cservit\u00f9 militari\u201d, anche la sociologia militare pi\u00f9 generale. Per qualche anno ho seguito la letteratura in merito, anche frequentando le sessioni dell\u2019apposito Research Committee dell\u2019International Sociological Association, che ricordo, figura ancora al primo posto nella lista dei Comitato (RC 1, \u201carmed forces and society\u201d) In tempi pi\u00f9 recenti al titolo \u00e8 stato modificato in dizione \u201carmed forces and conflict resolution\u201d. Un altro modo di dire \u201cguerra e pace\u201d. La sua posizione nella lista dava l\u2019impressione che questo tema sia in cima degli interessi scientifici dei sociologi. Non \u00e8 cos\u00ec, come suggerito da molti altri indicatori. Credo che quella posizione riflette invece la <em>mission<\/em> dell\u2019Unesco, che dell\u2019Isa \u00e8 stata una emanazione, cio\u00e8 la lotta alla \u201ccultura della guerra\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">g) a questi anni risale la redazione delle ampie voci&nbsp; <em>pace, guerra, militari, violenza <\/em>e affini nel ) <em>Dizionario di sociologia<\/em>, curato da F. Demarchi, A. Ellena,&nbsp; B. Cattarinussi; &nbsp;dd. Paoline, 1976; aggiornati marginalmente nella seconda edizione ( <em>Nuovo Dizionario di &nbsp;sociologia<\/em>, 1987)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">g) Altre esperienze. Il mio giovanile lavoro \u201csviluppo regionale e difesa nazionale\u201d mi ha guadagnato la stima di un autorevole generale-sociologo, Michele Marotta, di Roma. Quello sul terremoto in Friuli del 1976 mi ha fatto lo stesso con il generale Carlo Jean, allora braccio destro dell\u2019on.&nbsp; Zamberletti , Commissario per due anni ai primi interventi dopo il disastro (mille morti, 100 mila senzatetto e sfollati). Jean mi ha chiesto di scrivere su \u201cla guerra e lo spazio\u201d in un libro da lui curato (1985). Quindici anni dopo il Centro Militare di Studi Strategici&nbsp; (CEMISS) mi ha incaricato di svolgere un sondaggio canonico ( interviste faccia a faccia con questionario chiuso, su un campione statisticamente rappresentativo) sugli atteggiamenti e opinioni dei giovani italiani sul mondo militare. (allora erano molto vivaci ovunque i movimenti pacifisti e antimilitaristi). Dopo altri dieci anni, Costantino Cipolla mi ha invitato a scrivere un capitolo nella sua curatela intitolata <em>La grande sociologia di fronte alla grande guerra, <\/em>in occasione del Centenario (per l\u2019Italia, dal 1915). Infine, \u00e8 in stampa il mio <em>Spazio e societ\u00e0<\/em>, in cui \u00e8 incluso un ampio capitolo su <em>Spazi militari.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>2. Note filologiche e bibliografiche<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">2.1 Il tema qui assegnatomi pu\u00f2 essere svolto in diverse direzioni; ad esempio, con un\u2019analisi semantica delle quattro parole del titolo. Le prime due non pongono problemi; qui per limiti e potenzialit\u00e0 si intendono le debolezze e incapacit\u00e0, ovvero il contrario, della sociologia nella spiegazione della guerra, e nella realizzazione della pace.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">2.2 Invece, il terzo termine contiene significati diversi. Da un lato v\u2019\u00e8 il significato ampio,&nbsp; \u201ccomtiano\u201d, della sociologia come \u201cla regina delle scienze umane\u201d, in cui tutte le altre sono \u201cancelle\u201d (economia, scienze politiche, diritto, antropologia, fin la psicologia, la storia (storiografia) e la geografia (umana) eccetera. Dall\u2019altro, v\u2019\u00e8 la concezione \u201cresiduale\u201d, in cui la sociologia si occupa delle problematiche non gi\u00e0 assegnate (nella divisione del lavoro scientifico-accademico) alle discipline sopra citate. La prima \u00e8 stata presto abbandonata (o quasi); la seconda&nbsp; pare corrisponde alla&nbsp; condizione prevalente della sociologia nel Novecento. A&nbsp; margine, si possono citare le concezioni intermedie e miste (sociologia politica,&nbsp; s. economica, s. territoriale, s. storica, psico-sociologia, antropologia della societ\u00e0 moderna, ecc.). Questa discussione preliminare \u00e8 molto rilevante a proposito del tema pace-guerra, perch\u00e9 nella concezione ampia della sociologia si trova molto \u201cmateriale\u201d (pensieri, studi, teorie, indagini, \u201cletteratura\u201d), mentre in quella ristretta la guerra e la pace \u00e8 poco presente. In molti testi (manuali, trattati, dizionari, enciclopedie) di questo secondo tipo, essi non sono tematizzati&nbsp; adeguati, o addirittura non citati.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">2.3 Qui di seguito si offrono molto sinteticamente i risultati di velocissima &nbsp;ispezione su testi generali di sociologia\/scienze sociali, in preparazione di questa conversazione: &nbsp;&nbsp;<strong>&nbsp;&nbsp;<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&nbsp;&nbsp;&nbsp;A) Nelle enciclopedie americane:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">1) In <em>Encyclopedia of social sciences<\/em> , (E.R.&nbsp; Anderson Seligman,&nbsp; A.J. Saunderson Johnson, eds.) Mc Millan, &nbsp;15 voll., pubbl. &nbsp;Dal 1930, 16 ristampe fino al 1967. Una delle ultime ristampe si trova nelle biblioteca dell\u2019univ. di Trieste. Vi si trova l\u2019ampia voce <em>Peace movements<\/em>, scritta da Norman Angell (1877-1967), premio Nobel per la pace nel 1933. Il taglio \u00e8 nettamente storico. Sugli anni dopo il 1945 vi sono solo brevi cenni. In questa ispezione, non si \u00e8 potuto trovare la voce <em>war<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">2) <em>International encyclopedia of social&nbsp; sciences<\/em> (D.S Sills e R.K. Merton),&nbsp; ed.) Mc Millan1968 , 11 voll. Non \u00e8 stato possibile aprire le voci <em>Pace e Guerra<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">3) <em>International encyclopedia of social and behavioral science<\/em>, (N.J. Smelser, P.B. Baltes, eds.), Elsevier\/Pergamon, 2001; 4.000 voci, 26 voll.,&nbsp; Non \u00e8 stato possibile aprire le voci <em>Pace e Guerra.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">4) <em>Encyclopedia of sociology<\/em> (E.F. Borgatta, R. Montgomery, eds.), Mc Millan, 1992, nuova edizione 2000, 5 voll. Sono presenti sia la voce <em>Peace<\/em> di L Kriesberg&nbsp; e <em>War<\/em>, di E. Kiser, ma piuttosto brevi rispetto ad altre (rispett. 5 e 7 pp.)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">5) <em>Wikipedia<\/em>: Le anonime voci <em>Wa<\/em>r&nbsp; e <em>Peace<\/em> sono molto severamente criticate dagli editors di Wikepedia. A prima vista sembrano piuttosto banali e raffazzonate.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">6)<em>The Sage encyclopedia of war. <\/em><em>Social sciences perspectives<\/em> ( P. Joseph ed.); Sage 2016;, 4 voll., &nbsp;650 entries, 1980 pp. Non \u00e8 stato possibile (ancora) consultarla.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">B) in Italiano: <em>&nbsp;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">1) S<em>ociologia<\/em> (dizionario cur. R. K\u00f6nig, Feltrinelli, 1964, pp. 405): mancano sia la guerra che la pace.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">2) L. Gallino <em>Dizionario di sociologia<\/em>, Utet 1978, pp. 757: manca la voce <em>pace<\/em>; nell\u2019indice tematico, la voce <em>pace<\/em> rinvia a&nbsp; ad <em>aggressione, guerra, violenza, qualit\u00e0 della vita<\/em>.): la voce <em>guerra <\/em>c\u2019\u00e8 ma brevissima (mezza pagina).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">3) <em>Dizionario critico&nbsp; di sociologia<\/em>, di R. Boudon, F. Bourricaud (prima orig. Ediz. francese, 1981; ediz italiana curata da L. Infantino, per la casa ed. Armando, 1991, pp. 656). Mancano sia la guerra che la pace.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">4) <em>Enciclopedia Treccani<\/em>: la lunga voce <em>Pace<\/em> \u00e8 scritta dal filosofo-storico-politologico Norberto Bobbio e dell\u2019ambasciatore-opinionista Sergio Romano; la&nbsp; <em>guerra <\/em>\u00e8 scritta dal politologo Virgilio Ilari.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">5) <em>Enciclopedia della scienze sociali<\/em> della Treccani: la lunga voce su <em>pace<\/em> \u00e8 scritta dallo storico-politologo Marco Cesa.&nbsp; La lunghissima voce <em>Guerra <\/em>\u00e8 dovuta, partitamente, da uno storico (Silvestri), un politologo-opinionista (Panebanco) e un giurista (A. Cassese).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In preparazione di questo convegno non mi \u00e8 stato possibile aggiornarmi sistematicamente su monografie e articoli sull\u2019argomento apparsi negli ultimi decenni.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">2. 4. La debole posizione delle&nbsp; pace e della guerra in sociologia ha radici molto diverse. <em>Guerra<\/em> appartiene ad un famiglia di parole affini abbastanza ampia: conflitto, lotta, scontro, combattimento, battaglia, non necessariamente accompagnati dal qualifica \u201carmato\u201d; e, violenza, militarismo ed altri. Un tempo la guerra era un fenomeno ben definito, fin istituzionale. Dopo le due grandi guerre mondiali&nbsp; ha prevalso l\u2019idea che la guerra sia un male assoluto, e si \u00e8 cessato di \u201cdichiarare la guerra\u201d e concluderla con un \u201ctrattato&nbsp; di pace\u201d. La guerra \u00e8 formalmente \u201cripudiata\u201d da molti soggetti politici, ai vari livelli; ma si continua a fare, con vari nomi, modi&nbsp; e mezzi; e in modo pi\u00f9 esteso e intenso, ai nostri tempi. Anche la guerra, come tutto, \u00e8 un concetto complesso, aperto ad una molteplicit\u00e0 di definizioni, giudizi e atteggiamenti. In&nbsp; societ\u00e0 pacificate e di diffuso pacifismo, chi si dedica a studiare &nbsp;la guerra pu\u00f2 suscitare sospetti di essere \u201cpoco politicamente corretto\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Al contrario, la parola <em>Pace<\/em> ricorre continuamente nella vita quotidiana, come nei saluti (cfr il Salam e il Shalom tra i semiti), le preghiere di tutte le religioni; sempre (quasi) con significati positivi: sinonimi di felicit\u00e0, serenit\u00e0, armonia,&nbsp; benessere, prosperit\u00e0. Eticamente, la vera pace deve essere anche giusta. Sociologicamente, la pace significa il buon e normale funzionamento dei processi e strutture sociali; ci\u00f2 rende meno importante identificare la pace come oggetto di studio&nbsp; particolare. La situazione \u00e8 simile a quello della medicina: fino a tempo molto recenti, essa ha studiato solo le malattie, non la salute; il dolore, non il piacere. La definizione pi\u00f9 semplice di pace \u00e8 in termini , paradossalmente, negativi e contrastivi: la pace \u00e8 l\u2019assenza di guerra, conflitti, tensioni, perturbazioni, ingiustizie. Questi sono gli oggetti, i&nbsp; problemi, i temi propri della sociologia. La \u201cPeace research\u201d, come disciplina social-scientifica specialistica,&nbsp; non ha avuto molta fortuna perch\u00e9, in linea di principio,&nbsp; tutti (quasi) vogliono la pace e pensano di lavorare per la pace. Anche i militari: \u201csi vis pacem, para bellum\u201d, dicevano gli antichi; e il motto \u201cPeace is our Profession\u201d campeggia sul Pentagono. Il problema non \u00e8 volere e studiare la pace; il problema, finora insoluto, \u00e8 trovare i mezzi e modi per stabilirla.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>3. Nota storica<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questa analisi puramente \u201cfilologica\u201d rispecchia quella storica. A prescindere dagli infiniti precursori, la sociologia nasce verso la met\u00e0 dell\u2019Ottocento, con l\u2019avvento della societ\u00e0 industriale-borghese e il declino di quella militare-nobiliare, che ha caratterizzato i millenni precedenti. Si dava per scontato che nella nuova societ\u00e0, grazie all\u2019educazione, la razionalit\u00e0, la tecnica e l\u2019industria si poteva eliminare le cause profonde della guerra (scarsit\u00e0, ingiustizia, ignoranza) tra le nazioni, e formare una umanit\u00e0 pacifica unita su tutto il mondo. La guerra \u00e8 stata un fenomeno universale, normale e dominante, nel passato; ma&nbsp; \u00e8 obsoleta, si pu\u00f2 prima ridurre, regolamentare, e infine cancellare. Grosso modo, i sociologi della&nbsp; prima generazione sono stati realisti per quanto riguardava il passato, ma pacifisti (cio\u00e8 idealisti e utopisti) per quanto riguardava il futuro. Weber ha statuito che l\u2019unit\u00e0 d\u2019analisi della sociologia, cio\u00e8 l\u2019azione sociale, \u00e8 caratterizzata dal mancanza di violenza. Se questa \u00e8 presente, l\u2019azione deve essere collocato in un altro settore delle scienze sociali, cio\u00e8 la politica, Questi ragionamenti hanno contribuito a spiegare la scarsa attenzione dei padri fondatori per la guerra e la pace; ma si deve ricordare fin dall\u2019inizio vi sono autori \u201cscettici\u201d e fin cinici a questo proposito, come Gumplowicz e Pareto, secondo i quali la violenza e la guerra sono inevitabili.&nbsp; L\u2019ottimismo pacifista e globalista dei primi sociologi si \u00e8 infranta contro la corsa degli Stati verso il riarmo e la deflagrazione del 1914. Gran&nbsp; parte di essi si sono arruolati, moralmente e&nbsp; anche praticamente, nelle armate della propria nazione. Molti sono divenuti faziosi difensori delle ragioni della patria di appartenenza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La prima guerra mondiale \u00e8 stata cos\u00ec inaspettatamente sanguinosa da ispirare molti a fare in modo che quella sarebbe stata l\u2019ultima guerra, ma la storia non and\u00f2 affatto\u00a0 cos\u00ec. Anche la seconda, anche peggiore, avrebbe dovuta essere l\u2019ultima, con l\u2019istituzione\u00a0 dell\u2019Organizzazione delle Nazioni Unite; ma la storia si ripet\u00e8 ancora. Il suo braccio culturale, l\u2019Unesco, avrebbe dovuto diffondere la cultura della pace \u201cnella mente degli umani, perch\u00e9 \u00e8 l\u00ec che nascono le guerre\u201d; e in questa linea ha promosso anche le scienze sociali nel mondo. Di nuovo, le speranze sono andate deluse: dal 1945 nel mondo si sono svolte innumerevoli guerre, di ogni dimensione e tipo. Per circa quarant\u2019anni l\u2019Europa e l\u2019Occidente ne \u00e8 stata immune, grazie alla \u201cguerra fredda\u201d e all\u2019\u2019equilibrio del terrore\u201d; ma quando quell\u2019equilibrio si \u00e8 rotto (collasso dell\u2019impero sovietico, 1989-1992) anche nel Caucaso, nei Balcani e in Ucraina sono esplose orrende guerre calde.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>4. Sociologia, scienze sociali-umane, e cultura generale, su guerra e&nbsp; pace<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dopo il 1945 la sociologia e le scienze sociali sono cresciute enormemente, in termini di persone, sedi, strumenti, pubblicazioni. Anche la pace, la guerra, la violenza e temi affini sono stati intensamente studiati; ma allo stato \u00e8 impossibile misurare quanto questo ammonti, in percentuale, sulla totalit\u00e0 degli studi sociologici, e ancor meno quanto essi abbiano influenzato la realt\u00e0 della pace e della guerra. Questa \u00e8 un mega-problema che sfugge ai quadri teorici e metodologici della sociologia in&nbsp; senso stretto. E\u2019 molto difficile studiare empiricamente e liberamente le guerre in corso; di quelle passate, inevitabilmente, si pu\u00f2 fare solo storia; e anche qui, solo dopo decenni, quando gli archivi sono aperti. Il tema \u00e8 stato consegnato ad altre discipline umani e sociali: in primo luogo alle scienza politiche e alle \u201crelazioni internazionali\u201d, e poi alla storia e alla filosofi, al diritto e alla psicologia. Si sono formate anche discipline sintetiche e specialistiche, come la polemologia, la citata \u201cPeace Research\u201d e, meno nota, l\u201cirenologia\u201d, in cui confluiscono elementi anche da altre discipline, come l\u2019economia, la statistica, l\u2019antropologia, la psicologia, la demografia, la biologia, la strategia, la ecc. A questa osservazione se ne aggiungere tre.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La prima \u00e8 che tra le scienze sociali e umanistiche vi sono fitti e complessi rapporti, genetici o acquisiti,&nbsp; in cui la sociologia ha una certa importanza; si pu\u00f2 osservare una certa tendenza, molto minore, di \u201csociologizzazione\u201d delle altre. Alla tendenza prevalente di \u201cdivisione del lavoro\u201d ovvero \u201cdifferenziazione funzionale\u201d nel sistema scientifico-accademico, si contrappone qualche tendenza alla commistione, sintesi e fusione (approcci interdisciplinari, \u201cmeticciato\u201d). I sociologi non dovrebbero disperarsi sul proprio status, nell\u2019ambiente accademico.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&nbsp;La seconda \u00e8 che quasi tutte queste discipline sono giovani (emerse nell\u2019800)&nbsp; o giovanissime (nel Novecento), mentre il tema della pace-e- della guerra \u00e8 stato oggetto di riflessione fin dagli albori del pensiero.&nbsp; Su questo tema in Occidente si \u00e8 formato un ricco patrimonio di ragionamenti, sedimentato nei millenni, e affidato a testi scritti religiosi, teologici, storici, filosofici, giuridici, prasseologici, che hanno anticipato da secoli e millenni le \u201cscoperte\u201d delle scienze sociali contemporanee. Ho l\u2019impressione che i discorsi attuali su pace e guerra, e gli atteggiamenti dell\u2019opinione pubblica su questi temi, spesso sono ignari di tale patrimonio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La terza \u00e8 che in passato, a fronte del pacifismo tipico delle principali grandi religioni, v\u2019erano anche filoni bellicisti, che esaltavano il valore&nbsp; positivo e anche supremo della guerra, come espressione dei valori umani pi\u00f9 alti: coraggio, eroismo, sacrificio, onore, gloria, lealt\u00e0, grandezza morale e materiale (ricchezza). Vi sono state societ\u00e0 in cui la guerra (saccheggio, predazione) \u00e8 stato il principale fonte di risorse e modo di vita. A queste ha assomigliato l\u2019antica Roma; ma la lista di societ\u00e0 bellicose sarebbe lunghissima. In modo meno esplicito, la l\u2019apologia della guerra \u00e8 insita nella esaltazione della patria, della nazione, dello Stato; perch\u00e9 tutte o quasi sono nate grazie alla guerra, e si sono arrogate il diritto di difendersi, procurarsi sicurezza, e ingrandirsi con la guerra. Si pu\u00f2 sempre sostenere che la propria guerra \u00e8 giusta e sacrosanta. La storia \u00e8 intessuta di guerra. La guerra \u00e8 il giudice inappellabile della storia. I vincitori hanno molti diritti, tra cui scrivere la storia. &nbsp;La guerra \u00e8 il \u201clavacro di sangue\u201d grazie alla&nbsp; quale una societ\u00e0\/Stato\/nazione\/razza si purifica, rafforza e cresce. La \u201cstatolatria\u201d implica il bellicismo. Nella seconda met\u00e0 dell\u2019Ottocento a queste argomentazioni tradizionali si sono aggiunte quelle del darwinismo \u201csanguinario\u201d (non la teoria evoluzionistica del mitissimo Darwin), secondo cui anche nel mondo biologico vale il principio della lotta, della vittoria del pi\u00f9 forte (\u201c<em>tua mors vita mea<\/em>\u201c). &nbsp;Un po\u2019 pi\u00f9 tardi si \u00e8 evidenziato quanto il progresso tecnico, economico e industriale sia dovuto alle esigenze della guerra. &nbsp;Infine, sempre v\u2019\u00e8 stato un apprezzamento del valore estetico della guerra e dei guerrieri; la guerra come \u201cfesta crudele\u201d, l\u2019apparato di abbigliamenti, corazze, bandiere, parate, accompagnamento musicale. Qualcuno ( F. T. Marinetti)&nbsp;&nbsp;&nbsp; ha scritto liriche &nbsp;in elogio delle nuove armi, come la mitragliatrice. Gli etimologi lo negano disperatamente, arrampicandosi sugli specchi, ma \u00e8 difficile non&nbsp; credere che vi sia qualche rapporto genetico tra la parola latina <em>bellum<\/em> e quella neo-latina \u201cbello\u201d. Molti Stati festeggiano i momenti principali della propria storia con sfilate delle proprie forze armate, in cui i soldati e gli strumenti&nbsp; compongono&nbsp; coreografie spettacolari ed emozionanti. Tutto questo sembrava finito con il 1945, ma le cose sono andate in modo molto diverso. La spiegazioni social-scientifiche &nbsp;delle guerre sono chiare, ma non hanno potuto fare nulla per evitarle.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>5. L\u2019analisi sociologica della guerra e della pace.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Come ho detto sopra, il&nbsp; concetto di guerra&nbsp; \u00e8 collegato con quelli di potere, violenza, conflitto, militarismo. Per capire il primo sarebbe necessario esplicitare questi collegamenti. In breve, la guerra, come scontro tra soggetti organizzati (societ\u00e0, Stati) \u00e8 la forma estrema, esplicita e in linea principio limitata nel tempo, del conflitto, mentre i secondi sono endemici e durevoli, e di solito latenti. La guerra \u00e8 sintomo della rottura dei processi societari normali. Essa si spiega meglio con la sociologia conflittualista. Tuttavia, esse si presta anche ad un analisi funzionalista, secondo la quale se una cosa esiste deve avere una funzione: qual \u00e8 il suo scopo? A quali persone, gruppi, ceti, settori, sottosistemi giova la guerra? in che modo giova all\u2019intera societ\u00e0?&nbsp; A questi quesiti molti teorici hanno fornito risposte (integrazione, rafforzamento, omologazione, unit\u00e0, crescita, progresso&nbsp; tecnico, ecc.). V\u2019\u00e8 un terzo approccio sociologico alla guerra, quello causale: quali sono la cause (fattori, forze) delle guerre, a prescindere dalle istanze di&nbsp; controllo (i potenti, i volenti, i bellicisti) e dalla funzioni?. In&nbsp; questo approccio le guerre possono accadere per forze fuori controllo, per caso, per fatalit\u00e0, per processi di autoalimentazione (feedback), di causalit\u00e0 circolare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Si \u00e8 detto che le moderne&nbsp; spiegazioni socio-scientifiche della guerra, che si avvantaggiano anche di millenni di ragionamenti su essi, sono abbastanza chiare e convincenti. Una delle teorie pi\u00f9 semplici, eleganti e ancor pi\u00f9&nbsp; citate \u00e8 quella di K. Waltz, <em>Man, the State, and war<\/em>, del 1959: le guerre nascono dalla&nbsp; confluenza di tre ordini di fattori:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">a) quelli legati alla natura umana: aggressivit\u00e0 (testosterone), disponibilit\u00e0 a odiare e uccidere, autoritarismo, amor di patria, sete di potere di alcuni, disponibilit\u00e0 di altri a sottomettersi a organizzazioni fortemente disciplinate, spirito di&nbsp; corpo, ecc.);<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&nbsp; b) quelli legati a certi caratteri della alla strutture sociali (diversit\u00e0 di interessi all\u2019interno, e loro conflitti; extra-flessioni&nbsp; dei conflitti; montatura di Nemici e Capri espiatori esterni; la guerra come la politica con altri mezzi e modi; &nbsp;deprivazione e frustrazione di certi gruppi e classi; ingiustizie,; la crescita territoriale, economica e politica come garanzia di sicurezza e indipendenza; miti politici (di unit\u00e0, di continuit\u00e0, di frontiere naturali, ecc.); cultura bellicista e militarista ecc.;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">c) quelli legati alla struttura del sistema internazionale (comunit\u00e0&nbsp; internazionale ovvero inter-statuale): in particolare alla mancanza di una struttura politico-militare centralizzato a livello globale (polo, supra-potenza) in grado di imporre la pace ai sistemi subordinati<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019individuazione del fattori belligeni di per se indica anche le strade per realizzare la pace universale. Ma ognuna di esse ha qualche limite. La prima pare pi\u00f9 fattibili: mediante l\u2019educazione, si pu\u00f2 allevare generazioni di Uomini Nuovi, depurati da tendenze e tentazioni violente e bellicosi, e di fatto in molte societ\u00e0 la \u201ccultura della pace\u201d, la non-violenza \u00e8 molto diffusa, nella nuove generazioni. Ma su questa strada si rischia di andare oltre, e ricorrere ad altre tecniche di modellazione&nbsp; della psiche (tecniche comportamentali di condizionamento; sostanze chimiche; tecniche genetichei, ecc.. Tutto ci\u00f2 minaccia la libert\u00e0, l\u2019identit\u00e0 e la diversit\u00e0 degli individui.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sul piano della societ\u00e0, di fatto sono sempre esistite societ\u00e0 pacifiche, ma rare, piccole, di basso livello organizzativo e culturale, e stabiliti i luoghi molto marginali (giungle, deserti, altopiani, terre freddissime) che difficilmente possono essere d\u2019esempio per le societ\u00e0 pi\u00f9 \u201cnormali\u201d. Invece si possono indicare alcune societ\u00e0 moderne, che un tempo molto bellicose, sono divenute esempio di pacifismo, come la Svizzera e la Svezia; esse sono dotate dei mezzi di difesa militare pi\u00f9 avanzate del mondo. Oggi tutte dichiarano di \u201cripudio alla guerra\u201d; ma nessuna-salvo il Costarica &#8211; rinuncia alle armi difendersi. Il pacifismo integrale all\u2019interno di una societ\u00e0\/Stato \u00e8 limitato dal fatto che pu\u00f2 sempre sorgere uno \u201cStato canaglia\u201d che mette in pericolo la sicurezza di altri. Il disarmo unilaterale pu\u00f2 funzionale solo se tutti lo fanno, insieme.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per quanto riguarda la terza via,&nbsp; l\u2019idea del Governo\/Stato centrale e unico, cio\u00e8 l\u2019Impero universale, che imponga a tutto il mondo la pace e l\u2019ordine \u00e8 antica e si \u00e8 ripresentata pi\u00f9 volte, nei s millenni e in vaste porzioni del pianeta: Roma, Napoleone, Mosca, la Gran Bretagna, gli Usa.&nbsp; ma si \u00e8 sempre infranta contro la radicale opposizione degli Stati Sovrani e la tendenza degli umani di mantenersi di rimanere liberi e diversi. La versione pi\u00f9 democratica e multilaterale, cio\u00e8 la Societ\u00e0 delle Societ\u00e0 e l\u2019Organizzazione delle Nazioni Unite, non ha neppure tentato di imporsi centro di potere mondiale. Attualmente, pare la sola la Cina, per le sue dimensioni e capacit\u00e0 organizzative, tecniche, economiche, culturali ecc. di porsi come il centro dominante (il Polo unico) del mondo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>6. tipologia delle guerre<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A fronte della semplicit\u00e0 concettuale della teoria, da tempo canonica, di Waltz sulla guerra, si deve ribadire che la guerra appartiene alle aree concettuali pi\u00f9 ampie del conflitto,&nbsp; della forza armata e della violenza, e quindi \u00e8 un fenomeno complesso e diversificato. Come si \u00e8 detto, da quando ha prevalso, a livello etico-politico e culturale, la condanna (\u201cripudio\u201d) della guerra, se ne sono fatte innumerevoli, ma senza dichiararle formalmente e nominarle. Di conseguenze, dal 1948 in poi non \u201cnon si sa di cosa si parla\u201d quando si parla di guerra. Con questa parola ci si riferisce a molte fattispecie; ovvero &nbsp;la guerra si presenta in molte forme.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questo vale anche per il passato. Vi sono state guerre asimmetriche, tra societ\u00e0\/Stati ecc. molto diverse, sul piano organizzativo, tecnologico, economico, culturali, come tra la Grande Bretagna i zul\u00f9 del re Chaka nel Sudafrica di met\u00e0 Ottocento. Vi sono sempre state guerre tra le parti di uno stesso societ\u00e0\/stato (guerra civile); g. di popolo, tra le masse popolari e le formazioni \u201cregolari\u201d a servizio dei potenti in carica; g. di indipendenza, g. di liberazione, g. di resistenza, g. preventive, g. di punizione, g. di sterminio, g. di espansione territoriale, g. coloniali, g. di religione o di ideologia, g. per bande, g. per interposti Stati (g. vicarie), ecc. Le guerre differiscono a seconda del livello tecnologico, dell\u2019incidenza di aspetti psicologici (propaganda, terrorismo), economici (assedio, distruzione degli insediamenti e dei raccolti, tattica delle terra bruciata, modifica delle terre, acqua e aria, &nbsp;guerre commerciali e tariffarie, ecc.), delle modalit\u00e0 di reclutamento del personale combattente (volontari, obbligati, mercenari occasionali, professionisti, ecc.). &nbsp;Ogni tipo di guerra richiede analisi e teorie (conflittuali, funzionali, causali) particolari.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Qualche anno fa Papa Francesco ha proposto pi\u00f9 volte il concetto di \u201cguerra a pezzettini\u201d, che ha trovato molto favore mediatico ma che, in mancanza di una spiegazione pi\u00f9 approfondita da parte del suo augusto e defunto &nbsp;autore, rimane difficile da accettare. &nbsp;O \u00e8 una sgrammaticatura logica (la guerra \u00e8 un nome\/concetto\/categoria\/idea mentale generale, mentre con i \u201cpezzettini\u201d ci si riferisce agli innumerevoli fatti empirci, fenomeni concreti particolari); o si pensa che i \u201cpezzettini\u201d, gli innumerevoli fatti\/fenomeni bellici, siano parte, sintomo, spia, prova, evidenza di una unica guerra concreta e latente. Ma in questo caso si dovrebbe indicare chi (persona, gruppo, Stato, istituzione, soggetto ecc.) ha concepito e scatenato questa grandiosa Terza Guerra Mondiale in atto, la dirige e ne \u00e8 responsabile. Per qualche indizio, si pu\u00f2 sospettare che nel retro della mente di Papa Francesco il regista occulto della \u201cguerra a pezzettini\u201d stia dalle parti di Washington e di Wall Street (il solito Cia, gli Usa, il capitalismo, il neo-colonialismo). Non \u00e8 questo il posto per discutere questa interpretazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>7. Conclusioni<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&nbsp;Nell\u2019ultimo secolo e mezzo (circa dalla met\u00e0 dell\u2019Ottocento) la guerra si \u00e8 dotato di mezzi tecnici sempre pi\u00f9 potenti del passato (agenti chimici e biologici, bombe nucleari, missili intercontinentali), con effetti imprevisti&nbsp; (guerra fredda, equilibrio del terrore, ecc.). Gli ottimisti hanno sperato che la stessa potenza infinita dei mezzi di distruzione abbia reso la guerra \u201cclausewitziana\u201d cio\u00e8 totale, non pi\u00f9 utilizzabile come \u201cpolitica con altri mezzi\u201d. La renda obsoleta, a meno che si voglia rischiare la mutua distruzione dei contendenti e dell\u2019intera vita sul pianeta. Di fatto, l\u2019equilibrio del terrore atomico\u201d ha garantito&nbsp; all\u2019Europa la pace per circa quarant\u2019anni, ma il suo eclisse verso il 1990 ha permesso il ritorno alle nostre porte&nbsp; guerre molto simili a quelli del passato, con le ovvie diversit\u00e0 legate alle progresso della tecnologie&nbsp; elettroniche-cibernetiche-robotizzate-satellitari.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sul futuro della guerra la fantascienza e l\u2019industria cinematografica ha concepito e rappresentato forme di guerra che noi umani non possiamo neanche immaginare, e temo che neanche i sociologi le possano capire o modificare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In preparazione di questa conversazione mi sono riletto quello che ho scritto mezzo secolo fa, sulla base della letteratura sociologica (in senso ampio) disponibile allora. Da allora ho continuato a seguire sui media, da semplice cittadino, le vicende della guerra e del pace nel mondo, e mi pare (forse per auto-inganno) che quello che ho scritto allora sia ancora valido; o, quanto meno, mi pare di non aver trovato discrepanze con quello che \u00e8 successo e sta succedendo negli ultimi decenni. A questo punto potrei\/dovrei \u00a0fornire qui una sintesi di quegli scritti, ma preferisco rinviarvi a leggermi per esteso sul <em>Nuovo Dizionario di Sociologia<\/em> delle Paoline, e invece pormi qui delle domande.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Settembre 2025 Alta Scuola Internazionale di Sociologia &#8211; ASIS 2025 Indice: 1. Introduzione autobiografica; 2. Note filologiche e bibliografiche; 3. Note storiche; 4.guerra e pace: approcci della sociologia in senso stretto, delle scienze sociali e umanistiche, e della cultura generale; 5. L\u2019analisi sociologica della guerra e della pace; 6. Una tipologia delle guerre; 7. Conclusioni. 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